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07 novembre 2019

Continua a volare, Federico. Buon viaggio

“Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare.” (Leonardo da Vinci). Se n’è andato uno degli storici membri del Board degli Alumni. Viveva sempre con la valigia in mano, compagna di vita in cui riusciva sempre a infilare un po’ della sua amata Bocconi.

Era uno dei frequent flyer più “frequent” di sempre. Uno di quelli, per intenderci, che le ferie le faceva spesso a casa. Uno di quelli che quando voleva davvero staccare dal lavoro, se ne andava in Africa con la moglie e spegneva il cellulare, che per noi era sempre acceso, a dispetto del fuso orario.


Laurea in ingegneria aereonautica e brevetto da pilota, MBA in SDA Bocconi, negli ultimi anni era stato ai vertici di Igt Group, ma nella sua ultra trentennale carriera aveva lavorato anche nel settore food, nei servizi finanziari e nell’automotive. Dal 2010 faceva leva sui suoi frequentissimi viaggi all’estero “per portare la Bocconi nel mondo e il mondo in Bocconi” – così aveva scritto sulla lettera motivazionale per candidarsi al Board degli Alumni dove, tra un volo intercontinentale e l’altro, seguiva le attività dei nostri Chapter esteri.


Da New York a Singapore with love

Federico era un appassionato volontario degli Alumni, un ruolo che amava e a cui si dedicava con slancio.Indimenticabile quella trasvolata di diciannove ore per partecipare alla nostra prima Global Conference a Singapore, dove era moderatore di una sessione.
Nei giorni precedenti era a New York per lavoro e un imprevisto gli fece perdere l’aereo prenotato nel tardo pomeriggio.
Tra noi scoppiò il panico.
Eppure… eppure.
Prese un altro aereo di notte, un direct flight, pagando di tasca sua l’unico posto libero rimasto.
Alla mattina, una telefonata rischiarante: “Sono sul taxi a Singapore. Faccio in tempo a farmi una doccia?”
“Sì, ma veloce!”, gli rispondemmo felici e rincuorati.

Un’ora dopo, a pochi minuti dall’inizio della conferenza, Federico era lì, con un caffè in mano e un sorriso affaticato, ma convinto: “Eccomi, ci sono”.
E moderò la sessione brillantemente, come se nulla fosse.

Questo era Federico, gentilezza e classe, passione e responsabilità.
Tutto pur di non disattendere un impegno.
Tutto pur di non lasciarci soli e rappresentare la Bocconi dall’altra parte del mondo.


Il trucco della valigia perfetta

Ma come fai, sempre in giro, ma non sei stanco?”, era la domanda più frequente, anche quando partecipava puntualissimo alle riunioni Bocconi, pur avendo dormito due ore.
Sono abituato e poi ogni volta imparo a fare sempre meglio la valigia!”, rispose un giorno, raccontandoci i trucchi per ottimizzare gli spazi nel trolley da cabina, senza far stropicciare le camicie.

Federico combatteva il jet-lag con quel fare da gentiluomo di cappa e spada: mai stanco e mai pago, con quella voce calda da doppiatore anni sessanta dall’eloquio accurato e nitido, era un maestro nel tenere le riunioni.
Ci lasciava a bocca aperta per quella sua capacità di sintesi da ingegnere un po’ psicologo: si sedeva, ascoltava tutti, si abbassava gli occhiali, poi si scaldava la voce e prendeva la parola, ridipingendo il quadro con pennellate lucide e oggettive, mai fuori dalle righe. Le critiche le mascherava con raffinate perifrasi, portando sempre soluzioni costruttive. E noi ne uscivamo affascinati e grati, commentando poi quanto fosse appagante averlo a fianco.

“Tutti possono lasciare il segno”

Riservato di natura, qualche volta si apriva alla confidenza, ma solo quando l’occasione e la persona di fronte a lui glielo concedeva. Ma, quando si apriva, ti sentivi un privilegiato: due anni fa, con garbo e dolcezza chiese il permesso di avvicinarsi e dare una carezza alla figlia di una collega, discorrendo amabilmente su quel momento speciale che sono i primi mesi di vita di un figlio.

In questi anni di intenso lavoro, mi sono reso conto che era necessario donare qualcosa di più del semplice tempo: tutti possono lasciare un segno, indipendentemente dall’entità del gesto.”, disse per sensibilizzare gli Alumni a donare a favore dell’Alma Mater. 

Buon viaggio, Federico.
Tu il segno l’hai lasciato eccome.
Per questo tuo ultimo volo, siamo certi che in quella valigia troverai un piccolo spazio anche per noi.

 

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In ricordo di Federico è stata intitolata a suo nome una borsa di studio per permettere agli studenti del triennio di poter proseguire i loro studi al biennio specialistico.